Jonathan

Creata nel 1975 e pubblicata inizialmente su Le Journal de Tintin, la serie Jonathan, così chiamata in omaggio a Il gabbiano Jonathan Livingston, è opera di Cosey, disegnatore svizzero di 25 anni al momento della creazione del personaggio, proprio come il suo eroe.
Pubblicata fino al 2021 e composta da 17 albi presso Le Lombard, la serie segue le vicende di un giovane svizzero che parte per il Tibet alla ricerca di un amore giovanile. Non la ritroverà — non appartiene più a questo mondo —, ma vi troverà un paese e una vita che sceglie di amare.
Molto più che un eroe d’avventura, Jonathan — che intrattiene corrispondenze immaginarie con i suoi autori prediletti — è un viaggiatore interiore, testimone del mondo, spesso avaro di parole ma attento agli altri; un uomo in movimento che ama percorrere e scoprire.
Inizialmente appare come una figura decisamente hitchcockiana — un uomo qualunque coinvolto in un’avventura più grande di lui —, ma ben presto si rivela dotato di una coscienza acuta. I suoi viaggi attraverso Tibet, Nepal, India e Pakistan non si limitano a un semplice esotismo. Esprimono una ricerca, un desiderio di alterità e di equilibrio. In questo senso ricorda un Tintin moderno: meno giornalista e più cercatore di umanità, meno investigatore e più ponte tra culture.
Il viaggio è al centro della serie. Ma nelle mani di Cosey non è mai spettacolare nel senso classico del termine. I grandi spazi himalayani, le strade polverose, i villaggi remoti, i laghi d’alta quota o i monasteri arroccati diventano luoghi di silenzio e confronto intimo. Il paesaggio non è uno sfondo: è uno stato d’animo. Questa dimensione contemplativa conferisce agli albi un ritmo particolare, quasi meditativo.
Il disegno di Cosey contribuisce pienamente a questa atmosfera. Le linee sono morbide, essenziali, talvolta fragili, ma sempre precise. I volti sono espressivi senza forzature. I corpi si inseriscono naturalmente nello spazio. Quanto ai paesaggi, rivelano una profonda conoscenza dei luoghi: montagne maestose, cieli immensi, luci fredde o polverose… Ogni vignetta respira.
La forza di Jonathan risiede anche nella narrazione. I racconti si prendono il loro tempo. I silenzi contano quanto i dialoghi. Gli incontri sono al centro della trama: donne libere, monaci, emarginati, viaggiatori, bambini — tra cui Drolma, sorta di figlia adottiva che accompagna Jonathan. Ogni personaggio secondario possiede una propria densità. Cosey eccelle nell’arte di raccontare storie umane in cui l’avventura esteriore riflette una trasformazione interiore.
Questa padronanza del ritmo narrativo, unita a una grande sensibilità psicologica, conferisce alla serie una profondità rara. Gli albi non si limitano a intrattenere: invitano alla riflessione, alla lentezza e all’ascolto.
Attraverso Jonathan, Cosey ha costruito un’opera coerente, intima e universale: un racconto di viaggio, certo, ma soprattutto uno sguardo sul mondo, sugli altri e su se stessi.

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